Impianti di trattamento dell'acqua domestica: terminologia e correttezza d'uso
Nel contesto del trattamento dell’acqua destinata al consumo umano, si è assistito a una crescita significativa del settore, sia in ambito domestico che nella ristorazione collettiva e in tutti quei luoghi dove l’accesso a un’acqua di qualità è fondamentale. Tuttavia, la terminologia utilizzata per descrivere i dispositivi di trattamento dell’acqua può generare confusione.
Terminologia corretta: “impianto per il trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso”
Secondo le normative vigenti, in particolare il DM 25/2012, il termine più appropriato per identificare tali dispositivi è “impianto per il trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso”. Questa definizione chiarisce che l’obiettivo non è “depurare” o “potabilizzare” un’acqua già conforme agli standard di potabilità, ma piuttosto migliorarne le caratteristiche organolettiche o rimuovere specifiche sostanze indesiderate.
Il concetto di “depurazione” e “potabilizzazione”
Il termine “depurazione” può essere fuorviante se utilizzato in modo generico. L’acqua pura, nel senso chimico del termine, è priva di sali e altri elementi disciolti, una condizione raramente desiderabile per l’acqua potabile. Tuttavia, la depurazione può essere appropriata quando si tratta di rimuovere sostanze specifiche, come sottoprodotti della disinfezione o eccesso di salinità.
La “potabilizzazione”, invece, è un processo che rende l’acqua non potabile idonea al consumo umano. Questo termine non è corretto quando si riferisce a dispositivi domestici che trattano acqua già potabile.
Uso comune vs. terminologia tecnica
Nonostante la precisione della terminologia tecnica, è comprensibile che nell’uso comune si preferiscano termini più brevi e familiari come “depuratore”, “filtro” o “erogatore”. La lingua italiana è in continua evoluzione e si adatta alle esigenze comunicative.
Tuttavia, è fondamentale che i venditori e le aziende del settore utilizzino questi termini con chiarezza, evitando ambiguità e spiegando le reali capacità e l’efficacia dei dispositivi. In particolare, è importante sottolineare che l’obiettivo non è “depurare” l’acqua nel senso di renderla pura, ma piuttosto migliorarne la qualità.
Aspetti normativi e controlli
Le normative italiane, come il già citato DM 25/2012 e il più recente Decreto Legislativo 18/23, stabiliscono i requisiti di qualità dell’acqua potabile e i limiti massimi per le sostanze indesiderate. Le autorità competenti effettuano controlli regolari per garantire il rispetto di tali normative e la sicurezza dell’acqua distribuita.
Tecnologie di trattamento dell’acqua domestica
Esistono diverse tecnologie per il trattamento dell’acqua domestica, ognuna con specifiche capacità e limiti:
- Filtrazione a carbone attivo: efficace per rimuovere cloro, odori, sapori sgradevoli e alcuni contaminanti organici.
- Osmosi inversa: rimuove efficacemente sali, metalli pesanti e altre sostanze disciolte, ma richiede un’installazione più complessa.
- Resine a scambio ionico: utilizzate per addolcire l’acqua, rimuovendo calcio e magnesio, e per rimuovere alcuni contaminanti specifici.
- Filtri meccanici: rimuovono particelle sospese come sabbia, ruggine e sedimenti.
- Lampade UV: utilizzate per la disinfezione batterica.
Scelta del sistema di trattamento
La scelta del sistema di trattamento più adatto dipende dalle specifiche esigenze e dalle caratteristiche dell’acqua da trattare. È consigliabile effettuare un’analisi dell’acqua per identificare eventuali contaminanti e scegliere un sistema certificato che garantisca la rimozione delle sostanze indesiderate.
Conclusione
L’uso corretto della terminologia e la chiarezza nella comunicazione sono essenziali per garantire che i consumatori comprendano le reali capacità e l’efficacia dei dispositivi di trattamento dell’acqua domestica. È importante che i venditori e le aziende del settore forniscano informazioni accurate e trasparenti, evitando ambiguità e garantendo la sicurezza e la qualità dell’acqua destinata al consumo umano.
